La campagna
La terza tappa di Free Tagliamento si è svolta il 17 maggio insieme al professor Nicola Surian. In uno dei tratti più iconici del fiume, abbiamo spostato l’attenzione dall’acqua ai sedimenti: ghiaia e sabbia che non sono semplici detriti, ma la vera ossatura che modella l’alveo e ne garantisce la sicurezza.
Dagli anni Settanta a oggi, il Tagliamento è cambiato profondamente: si è inciso e ristretto. La causa principale non è naturale, ma legata a intensi prelievi di inerti (ghiaia) effettuati in passato e che tuttora persistono pur se in misura minore.
Disconnessione: La piana esterna all’alveo è oggi più alta e “staccata” dal corso d’acqua.
Perdita di spazio: L’irrigidimento degli argini blocca l’apporto laterale di sedimenti, riducendo la capacità naturale del fiume di espandersi e rallentare le piene.
Spesso le escavazioni di ghiaia vengono giustificate come interventi per ridurre il rischio alluvionale. Tuttavia, i dati scientifici dicono l’opposto:
In un alveo largo centinaia di metri, il problema non è l’eccesso di sedimenti, ma il loro deficit.
I prelievi storici hanno risposto a logiche economiche e industriali, non alla sicurezza idraulica. Le conseguenze di questo squilibrio sono gravi:
Piene più veloci: Senza l’attrito naturale dei sedimenti, l’onda d’urto corre più rapida verso valle.
Danni invisibili: Abbassamento delle falde acquifere e instabilità di ponti e infrastrutture.
Perdita di biodiversità: Distruzione degli habitat ripariali.
Nonostante sia obbligatorio da oltre dieci anni, manca ancora un programma di gestione dei sedimenti a scala di bacino. Senza una visione d’insieme, si continua a procedere con interventi puntuali che sono causa del problema e non certo la soluzione. Il fiume ha bisogno di essere guardato come un sistema unico, dalla sorgente alla foce.
